Il sintomo come dono dell’Anima parte I
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Il significato della malattia
Siamo abituati a considerare la malattia come un nemico da combattere, sia che si tratti di un malanno passeggero, come un’influenza, ma ancor più se si tratta di una forma più importante.
Le terminologie che utilizziamo fanno riferimento alla guerra “lotta contro il cancro” ne è un esempio.
La malattia quindi è solo il male e noi dobbiamo estirparla, sradicarla, combatterla con tutti i mezzi a nostra disposizione e alla fine uscirne vittoriosi.
Eppure, questa è la consueta modalità con cui l’umanità affronta un problema: in modo duale e oppositivo dove tu, che rappresenti l’estraneo, sei contro me.
Come relazionarsi alla malattia
Esiste un altro modo di relazionarsi ad una malattia, che vede quest’ultima in una prospettiva olistica ed evolutiva, laddove non è un nemico da combattere, bensì un alleato da ascoltare. Come vedremo, ciò non significa affatto evitare la cura, o far persistere la malattia o altre sciocchezze del genere.
Curarsi è un diritto ed è un nostro preciso compito, tuttavia ciò non presuppone affatto considerare la malattia come un esercito nemico da distruggere. Possiamo invece pensarla come un messaggero che ci sta raccontando qualcosa di importante per noi e che, quando sarà stato ascoltato, avrà esaurito il suo compito e potrà andarsene.
Quando compare il sintomo
Spesso prima della comparsa di una malattia accade qualcosa.
A volte si tratta di un evento che apparentemente non è così terribile o negativo, ma in noi muove qualcosa di irrisolto e magari antico. Anche prima del manifestarsi di un’influenza può essersi verificato un evento scatenante che ci ha fatto abbassare le difese immunitarie, come ad esempio un litigio, uno spavento, una giornata particolarmente faticosa, un problema sul lavoro e molto altro. Piccole situazioni che apparentemente possono sembrare ordinarie ma che in noi modificano un equilibrio. E qualche giorno dopo questi fatti ecco che compare l’influenza.
Essa porta con sé un messaggio, ci dice di fermarci, di prenderci tempo, di sostare in noi stessi in attesa di ritrovare un nuovo equilibrio interiore. Magari anche i sintomi sono una metafora: non abbiamo saputo parlare, oppure abbiamo parlato a sproposito e si manifesta un forte mal di gola, abbiamo rimuginato troppo su molte preoccupazioni e scoppia un potente mal di testa, non abbiamo saputo accettare una nuova situazione e questo rifiuto si metaforizza attraverso un’influenza gastrointestinale.
Quando la malattia è più importante i meccanismi sono tuttavia gli stessi. Forse gli eventi accaduti hanno mosso in noi emozioni più potenti e disarmonie maggiori. Ad esempio, un cancro al seno potrebbe essere stato preceduto da una perdita importante, avvenuta alcuni mesi prima dell’innesco della malattia.
Spesso i grandi eventi traumatici della vita quali separazioni, lutti, perdita di lavoro e molto altro generano in noi una necessità di adattamento a cui non sempre riusciamo a rispondere adeguatamente. Spesso ci chiudiamo, rimaniamo arrabbiati, coviamo in noi un dolore immenso e tutto questo, se non adeguatamente affrontato, fa ammalare.
Perché il sintomo è prezioso
Eppure il sintomo è prezioso.
Esso contiene in sé già la risoluzione del conflitto.
Il sintomo infatti si manifesta sul corpo e lo induce a trovare risorse inattese, ci induce ad abbandonare la stasi, che è sinonimo di morte, e orienta il nostro sguardo verso un movimento nuovo.
Molte persone che hanno vissuto una malattia sanno che essa spesso ha la capacità di cambiare le carte in tavola e di indurci ad essere nuovi, a sviluppare in noi nuove prospettive, a rivalutare le nostre priorità, a rinnovare anche la relazione con noi stessi e con gli altri. Spesso la malattia è uno spartiacque benefico che ci strappa da una vita priva di autenticità e ci consegna in mano un nuovo inizio, potenzialità sconosciute, un nuovo sé.
Non significa certo che dinanzi ad una malattia dobbiamo essere felici. Affrontare una malattia è sempre difficile, per tutti. E tuttavia, possiamo considerarla preziosa.
Un momento non casuale in una vita piena di significato.
Cosa significa considerare il sintomo un dono
In tal senso il sintomo appare come un dono.
Se consideriamo la vita come una “giornata di scuola” per dirla come direbbe il dottor Bach, il sintomo è un grande maestro capace di tenere una lezione che prima non siamo stati in grado di comprendere.
Siamo qui con uno scopo ben preciso e per ampliare le nostre consapevolezze e tutto ciò che ci accade è funzionale a questo cammino evolutivo.
Ecco che in tal senso un sintomo è un dono. Porta con sé una metafora, in quanto ogni sintomo può essere letto in chiave simbolica.
Che cosa rappresenta quest’organo colpito?
Che cosa mi permette di fare di nuovo questa malattia? Cosa mi concedo che prima non mi sarei concesso?
Che cosa inibisce nella mia vita?
Come possiamo curarci oggi
E’ importante scegliere una cura che per noi sia valida.
Il paziente infatti non è inerme, ma è attivo nel suo processo di guarigione e quanto più si rende consapevole tanto più ha l’occasione e la meravigliosa opportunità di iniziare una nuova vita, non solo di guarire il sintomo per tornare a vivere l’esistenza di prima, quella vecchia.
Quindi, possiamo scegliere la via di cura più funzionale al nostro modo di pensare, il medico che ci offre maggior sicurezza, magari che ci faccia anche sentire capiti e sostenuti. Ma, al di là della cura che sceglieremo, possiamo imparare a sorridere al nostro sintomo e al nostro momento presente affinché esso possa portarci le migliori consapevolezze, il suo dono per noi.
E poi, come un ospite gentile, lasciarci.



