Costellazioni familiari: la presenza degli antenati in noi

Costellazioni familiari: la presenza degli antenati in noi

Costellazioni familiari Milano

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Gli antenati e le loro storie ci accompagnano in ogni momento della nostra vita

La prima regola della libertà è la conoscenza di ciò che ne impedisce la piena realizzazione. Infatti, soltanto conoscendo ciò che limita la nostra libertà possiamo muoverci più consapevolmente verso di essa.

In tal senso, dobbiamo divenire consapevoli di non essere mai realmente liberi dal passato. Il tempo infatti è una convenzione sociale e in ogni momento il nostro passato, il nostro presente e il nostro futuro si condizionano vicendevolmente. Il passato è pieno di storie che non hanno esaurito la loro energia vitale e sono presenti in noi come memorie e come emozioni. Eppure anche il presente influenza il passato, in quanto in ogni istante noi possiamo scegliere pensieri, parole e azioni differenti che plasmeranno la nostra percezione del passato e ne cambieranno l’effetto. Anche il futuro e i nostri desideri per il nostro futuro influenzano il nostro tempo presente e ci inducono a scegliere determinate azioni piuttosto che altre.

In questo articolo ci concentreremo in particolare sulla presenza in noi degli antenati e delle loro storie.

Divenire consapevoli della presenza degli antenati in noi

Se ci soffermiamo a pensare alla nostra vita e a come hanno vissuti i nostri antenati possiamo facilmente renderci conto che molto di ciò che ci accade ha un nesso con le esperienze di chi ci ha preceduto. A volte l’analogia è lampante: ci ritroviamo a vivere la stessa identica esperienza di un nostro familiare. Viviamo un lutto alla stessa età, oppure una separazione, ci ammaliamo di una stessa malattia, oppure ci trasferiamo all’estero proprio come è accaduto al nonno. Coincidenze molto marcate che ci raccontano che la vita di quell’antenato potrebbe aver tracciato in noi una sorta di pista da seguire. Altre volte l’analogia è meno lampante, in quanto non viviamo esattamente le stesse esperienze, eppure proviamo emozioni molto simili. Ad esempio, una donna potrebbe perdere il lavoro esattamente alla stessa età in cui la nonna perse il marito in guerra, rimanendo senza mezzi per il proprio sostentamento. Sebbene in questo caso l’esperienza sia differente, nella sostanza l’emozione provata è molto simile.

Possiamo quindi affermare che gli antenati con le loro storie sono presenti in noi e condizionano la nostra vita.

Come esercitare la propria libertà nonostante le storie del passato

Esiste una lealtà inconscia che ci spinge a ripetere le storie dei nostri antenati per mostrare loro fedeltà. Infatti come ogni altro animale sociale l’essere umano vuole appartenere al suo gruppo ed il primo gruppo è la famiglia. Per essere appartenenti tentiamo di essere uguali agli altri e, senza rendercene conto, ci comportiamo come loro e facciamo anche in modo di andare incontro alle loro stesse esperienze o, quanto meno, alle stesse emozioni, agli stessi dolori e alle stesse gioie che chi ci ha preceduto ha vissuto.

Queste conoscenze sono giunte a noi grazie al lavoro di Bert Hellinger, padre delle costellazioni familiari. E tuttavia anche altri studiosi fra cui Virginia Satir ma anche Jacob Levi Moreno e in seguito anche Anne Schutzemberger o Alejandro Jodorowsky hanno offerto contributi interessanti circa i legami transgenerazionali.

Oggi pertanto non è più possibile ignorare la presenza del passato nel nostro presente e  fingere di non percepire il passato muoversi in noi.

Eppure proprio grazie a queste consapevolezze possiamo renderci liberi.

Infatti, il passato è parte di noi e non può che essere così. Siamo figli anche di ciò che è accaduto e delle azioni dei nostri antenati che hanno preceduto la nostra nascita.

Tuttavia ciò non deve divenire per noi una maledizione.

 

Il compito sistemico e i pesi da rilasciare

Tutti noi nasciamo con un compito sistemico, ovvero con il “mandato a risolvere” un determinato conflitto o irrisolto. E’ parte della nostra missione animica.

Non possiamo sfuggire a ciò che è di nostra competenza, siamo chiamati a farcene carico. Spesso le persone lavorano per liberarsi di ogni peso, come se fosse possibile scegliere di essere gli “eletti” che saranno dispensati da ogni compito. Questo non è possibile. Ognuno di noi nasce con un compito per portare a termine il quale è necessario anche superare certe sfide. Dobbiamo farci carico del nostro compito, riconoscendolo e portandolo con noi.

Il riconoscimento del compito sistemico è un onore e ci dona forza, poiché la forza si trova soltanto nel superamento delle sfide e nello svolgimento di una missione utile al gruppo sociale di appartenenza. Si tratta in tal senso di trovare il nostro posto nel mondo.

Tuttavia, farsi carico di un peso e della risoluzione di un conflitto non significa subirlo.

Subire passivamente non farà altro che reiterare il vissuto e nutrire il problema. Farsi carico significa essere la persona che metterà un punto alla storia sospesa, assumendosi l’onere di onorare chi non è stato onorato, vedere chi non è stato visto e offrire il perdono che non è stato concesso.

In definitiva farsi carico del compito sistemico significa chiudere le storie del passato e consegnare i pesi che da esso derivano alla grandezza della vita, alleggerendo da quel momento in avanti tutto il gruppo famiglia, nessuno escluso.

E poi ci sono anche vissuti ed emozioni che non sta a noi risolvere poiché, pur appartenendo al passato di famiglia, non sono in carico a noi.

Di questo dobbiamo avere rispetto e lasciare a chi di competenza il proprio ruolo.

Si tratta di essere abbastanza umili da non identificarci con il salvatore del nostro sistema familiare ma fare solo la parte che ci compete.

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