I bambini non nati nelle Costellazioni familiari evolutive
L’aborto nelle Costellazioni familiari
I bambini non nati dell’Albero genealogico: fra esclusione e dolore
La perdita di un figlio è un lutto enorme, molto difficile da superare e da rielaborare. Tuttavia, la morte di ogni persona cara apre in noi la fase del lutto, che ci può consentire di attraversare il dolore immenso che si accompagna alla perdita e può permettere anche di superarlo.
Al contrario, in caso di aborto il lutto spesso non si apre.
In particolare nel passato ma anche oggi era frequente per le donne perdere figli subito nei primissimi mesi di una gravidanza. A volte, non si riusciva nemmeno ad essere sicure di aver atteso un figlio, perché, dopo un periodo di assenza del ciclo mestruale, esso riprendeva e la percezione della presenza di un figlio veniva messa in discussione.
In questi casi spesso le persone vicine alla madre che aveva subito la perdita non percepivano il suo dolore o tendevano a sminuirlo.
Le frasi tipiche dell’aborto spontaneo sono “vedrai che ne arriveranno altri” “è una cosa che succede spesso” “hai altri figli” ecce cc
Sminuire il dolore di queste perdite non solo non aiutava, ma poteva portare a gravi conseguenze escludendo un dolore che andava accolto, visto ed espresso.
Aborto volontario e spontaneo: uno stesso lutto
L’aborto nelle Costellazioni familiari
Anche in caso di aborto volontario si vive un grande fraintendimento. Si ritiene infatti che la madre non voglia il figlio, che lo rifiuti, magari per motivazioni egoistiche.
In realtà non è quasi mai così. Una donna che sceglie di non veder nascere il proprio figlio lo fa spinta da motivazioni pratiche: la necessità di lavorare, l’impossibilità di accogliere un altro figlio laddove ce ne sono altri, la mancanza di energie fisiche e vitali per sostenere una nuova gravidanza e conciliarla con una vita già molto richiedente. Le donne che scelgono l’aborto volontario spesso vivono una profonda dissociazione fra le esigenze del corpo, che chiede di prepararsi alla nuova nascita, e le esigenze della mente che fa i calcoli di realtà rispetto alla gestione della vita quotidiana.
In tutti questi casi, sia che si tratti di un aborto volontario, sia che si tratti di un aborto spontaneo, nella donna si crea un vuoto immenso, che nessuno potrà mai più colmare se non la consapevolezza e il ricordo di quel figlio non nato.
Deve dunque aprirsi il lutto, che può chiudersi soltanto quando la madre fa spazio nel suo cuore a quel figlio non nato, nominandolo e offrendogli un posto, il giusto posto, in famiglia.
Soltanto così, il dolore per un bimbo non nato troverà pace.
Il ruolo del bimbo non nato ed escluso
Quando questa fase di lutto e di riconoscimento del dolore non si apre ciò che accade è che il dolore si congela. Non ci si offre il permesso di soffrire, e quando si soffre ci si sente in colpa perché non si riconosce il proprio dolore come degno di essere vissuto, visto che lo si prova per la perdita di qualcuno che non è mai nemmeno giunto alla luce. In questa situazione di non accoglienza della sofferenza e del lutto, la vita apparentemente va avanti sempre allo stesso modo, non trovando spazio per il cordoglio.
E così spesso non se ne parla più.
Eppure negarsi il lutto considerandolo privo di significato provoca il congelamento del dolore e dell’esperienza.
Una donna che non ha potuto piangere il lutto per un figlio non nato rimarrà in parte bloccata nell’esperienza e così anche i suoi figli in vita potranno avvertire il dolore per questo fratello non nato, che non è stato pianto e non è nemmeno stato visto.
Non ha trovato un posto in famiglia.
Il reintegro del bimbo escluso
Una delle più importanti leggi spirituali che regolano l’esistenza è la legge di appartenenza, secondo la quale tutti hanno diritto ad un posto in famiglia, senza che nessuno possa essere escluso.
Ne consegue che i bimbi non nati hanno pienamente diritto ad essere considerati appartenenti al sistema familiare. Se ciò non avviene perché il lutto non viene né riconosciuto né attraversato e si genera un vuoto a discapito delle generazioni successive.
Tuttavia, il bimbo non nato può essere reintegrato. Ciò significa darsi il permesso di attraversare il dolore per la sua perdita. Nella messa in scena di una Costellazione familiare capita spesso che la rappresentante di una donna si inginocchi a vegliare qualcuno che non è mai nato, spesso un figlio oppure un fratello abortito dalla madre della donna. In questi casi il movimento che è possibile attivare attraverso la Costellazione è un movimento di riconoscimento, attraverso il quale tutti possano vedere e onorare il destino di questo bimbo non nato e riconoscerne l’appartenenza in famiglia, offrendogli un posto nel proprio cuore.
Questo atto di riconoscimento porta in tutti i presenti una profonda pace.
L’importanza del nome
Oltre allo strumento delle Costellazioni familiari, che è incredibilmente prezioso per reintegrare i bimbi esclusi, possiamo agire anche nel nostro quotidiano.
Ad esempio, possiamo dare un nome al bimbo non nato. L’atto di nominarlo offre dignità al suo passaggio nel ventre materno e gli offre il suo giusto posto in famiglia.
Possiamo inoltre disegnare il nostro Albero genealogico, inserendo anche i bimbi non nati, affinché si possa vederli e integrarli nel nostro sistema familiare.
Fedeltà femminili fra antenate e discendenti
Spesso le donne abortiscono anche come atto di fedeltà alla propria madre che ha subito aborti che non sono stati pianti. Allora la figlia, come atto di fedeltà inconscia verso la madre, a sua volta subirà degli aborti.
Questi atti di fedeltà sono molto comuni all’interno del sistema familiare, ma non permettono la risoluzione del trauma che invece si perpetua di generazione in generazione, generando sempre nuove esclusioni.
La soluzione è sempre riconoscere dignità al bimbo non nato, al suo destino e al dolore della sua perdita che, inevitabilmente, ogni donna porta con sé. E così facendo possiamo offrire al piccolo il suo giusto posto in famiglia e nel nostro cuore.



